Il record clamoroso della lotteria di Nenana: i ghiacci artici diventano sempre più granita

Il record clamoroso della lotteria di Nenana: i ghiacci artici diventano sempre più granita

Il famoso climatologo Gavin Schmidt ci informa, sul blog real climate, che il record della Nenana Ice Classic (la scommessa sul giorno in cui il fiume Nenana, che scorre nell’omonima città dell’Alaska, si libera dai ghiacci invernali) è stato di nuovo battuto, quest’anno, dopo che già nel 2016 era stato aggiornato. Il nuovo record aggiorna di ben otto giorni il precedente, relativo al 2016 (essendo il 2016 bisestile, in realtà l’anticipo reale è di nove giorni), il che appare abbastanza clamoroso.

Fig. 1 – Date della rottura del ghiaccio sul fiume Nenana dal 1924 a oggi. Fonte: IARC.

Come viene evidenziato in Fig. 1, il nuovo record si colloca a circa un mese di distanza, in anticipo, rispetto alle medie del trentennio 1981-2010, con i valori più tardivi dal 2014 pari ai valori più precoci prima di tale anno (escludendo 1926 e 1940, quest’ultimo rappresentante la data più precoce prima del 2016).
Schmidt cita l’anomalia di caldo registratasi in Alaska nei primi due mesi dell’anno (Fig. 2) come possibile concausa del record. Il che ci stimola a osservare come sono andate le cose da quelle parti. Per farlo, usiamo – come al solito – le mappe facilmente creabili con i dati NCEP/NCAR.

Fig. 2 – Anomalie di temperatura media superficiale registrate nel Nord America durante i primi due mesi dell’anno 2019, raffrontati alle medie del periodo 1981-2010. Fonte: NCEP/NCAR.

La mappa (Fig. 2) evidenzia come il territorio alaskiano abbia risentito di un’anomalia termica positiva su gran parte del suo territorio, con valori che, nella parte occidentale, hanno superato i 4 °C. Al contrario, una buona metà degli Stati Uniti ha registrato anomalie termiche negative, che in certi punti (la fascia centrale verso il Canada) hanno raggiunto -4 °C.


Fig. 3 – Anomalie di altezza di geopotenziale a 500 hPa registrate nel Nord America durante i primi due mesi dell’anno 2019, raffrontati alle medie del periodo 1981-2010. Fonte:
NCEP/NCAR .

Guardando la mappa (Fig. 3) delle anomalie di altezza di geopotenziale (in parole semplici, la quota alla quale sono misurati 500 hPa di pressione), si notano i valori ampiamente positivi sull’Alaska e quelli negativi che hanno interessato la parte occidentale degli USA e il Canada. In particolare, il valore assoluto dei primi è molto alto e coinvolge tutto il territorio dell’Alaska. Il regime di tempo che ne è conseguito ha avuto caratteristiche più anticicloniche del solito proprio sull’Alaska, con correnti discendenti che hanno contribuito a mitigare le temperature e, quindi, l’anticipo nella fusione dei ghiacci fluviali del Nenana. Al contrario, la fascia centrale degli USA ha risentito di frequenti saccature che hanno apportato aria più fresca del solito, o per più tempo.


Fig. 4 – Anomalie di temperatura media superficiale registrate in Europa durante i primi due mesi dell’anno 2019, raffrontati alle medie del periodo 1981-2010. Fonte: NCEP/NCAR.

E da noi, come è andato il bimestre? La maggior parte dell’Europa ha registrato un’anomalia termica positiva nei primi due mesi dell’anno (Fig. 4), eccezion fatta per la penisola iberica, il bacino occidentale del Mediterraneo (incluso il sud Italia, con la Sicilia più fresca) e quello orientale, e l’estremo nord della Scandinavia. L’area alpina mostra un’anomalia positiva di circa 0.5 °C – non troppo elevata, ma pur sempre positiva – la quale, associata alla scarsa quantità di precipitazioni, ha prodotto una forte riduzione del manto nevoso alpino rispetto alla media.

In definitiva, è ormai da sei anni che il fiume Nenana non apre più i suoi ghiacci dopo metà maggio. Nella serie di misure che data dal 1924, questo non era mai successo. Il record di quest’anno è sicuramente frutto di una situazione meteorologica abbastanza particolare, così come particolare è stato l’inverno anormalmente secco nel nord Italia e, al contrario, è stato molto umido nella zona del Colorado americano (comunicazione personale). Tuttavia è anche vero che non si tratta di un caso unico: in passato, situazioni simili sono già accadute e non facevano anticipare così tanto la data del disgelo. Mentre invece è diventato ormai quasi normale osservare anomalie molto positive su aree prossime al circolo polare artico. Quest’anno è stata l’Alaska a “beneficiarne”.

Fig. 6. – estensione del ghiaccio marino artico: confronto tra i valori del 2019 e le statistiche relative agli altri anni.

Il global warming concorre a “dopare” il sistema climatico, rendendo più facile l’aggiornamento di nuovi record “di caldo” – anche se non necessariamente sempre nelle stesse località – e questo ne è un tipico esempio. Tuttavia, anche se è ancora troppo presto per poter affermare che si sia raggiunto un “tipping point” da quelle parti, la discontinuità nei dati di questa particolare lotteria appare abbastanza preoccupante. Così come appare altrettanto preoccupante la continua riduzione dell’estensione dei ghiacci marini artici, che quest’anno hanno stabilito il nuovo minimo (Fig. 6). Insomma, i ghiacci artici si stanno sempre più trasformando in granite sotto i nostri occhi…

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Lettera aperta alle forze politiche

Lettera aperta alle forze politiche

Sono imminenti le elezioni politiche, che decidono del futuro del nostro Paese. In questo contesto si dibatte – giustamente – di lavoro, sicurezza, immigrazione, salute, tasse, sviluppo economico, cioè dei temi che preoccupano maggiormente gli italiani.

Perché allora una lettera aperta alle forze politiche da parte di 19 scienziati italiani che si occupano di cambiamenti climatici e ambiente? Proprio per parlare di questi temi, in verità. Perché l’ambiente non è un argomento in più da introdurre nella campagna elettorale, bensì il quadro all’interno del quale, già oggi e ancor più in futuro, è inscritto il progresso del nostro Paese, il contesto di cui è necessario tenere conto per poter risolvere, in modo efficace e scientificamente fondato, i problemi che ci interessano.

I mutamenti climatico-ambientali sono infatti un fenomeno globale che già oggi è particolarmente evidente in Italia. Negli anni più recenti ne sono state colpite: le nostre attività produttive (prima fra tutte l’agricoltura, che deve affrontare il moltiplicarsi di eventi climatici estremi, con l’alternarsi di siccità e inondazioni, nel quadro di una complessiva riduzione delle risorse idriche tale da compromettere i raccolti in diverse regioni); i nostri fragili territori (l’intensificarsi delle alluvioni si inserisce in un contesto idrogeologico già molto critico, mentre l’erosione e l’innalzamento del mare colpiscono le zone costiere); la nostra salute (l’aggravarsi delle ondate di calore e l’incremento dell’inquinamento atmosferico di origine fotochimica aumentano le patologie e la nostra stessa mortalità).

E’ ormai chiaro come i prossimi 5 anni saranno decisivi, in Italia e nel mondo, per cercare di cambiare direzione e mitigare il riscaldamento globale attraverso il progressivo abbandono dei combustibili fossili. Abbiamo identificato molte possibili soluzioni scientificamente fondate e rilevato come esse incidano, come dicevamo, sui temi prioritari di questa campagna elettorale.

Prendiamo il lavoro. Lo sviluppo di un sistema energetico più efficiente e basato sulle energie rinnovabili è un modo concreto per creare nuovi posti di lavoro in Italia, e – contemporaneamente – contribuire a evitarci i danni climatici peggiori. Investire in ricerca e sviluppo, e in un settore agricolo che deve adattarsi ai mutamenti in atto attraverso tecniche innovative e nuove professionalità, sarebbe un fattore di competitività per il nostro Paese. Instaurare cicli produttivi circolari, che riutilizzino le materie prime, in un contesto di crescente scarsità di una serie di risorse, darebbe vita a produzioni manifatturiere ad alta innovazione e in larga misura non delocalizzabili. Un piano nazionale di tutela del territorio e di gestione delle risorse idriche, oltre a creare occupazione locale, sarebbe importante anche per la sicurezza dei cittadini. E un piano nazionale di lotta all’inquinamento atmosferico a partire dalle aree urbane, oltre a favorire imprenditoria innovativa, ridurrebbe i problemi di salute e allo stesso tempo la spesa sanitaria, che oggi sta esplodendo sempre più.

Venendo all’immigrazione, progetti di cooperazione per l’esportazione di tecnologie rinnovabili e l’adattamento nella zona del Sahel (da cui proviene circa il 90% circa dei migranti che arrivano in Italia) aiuterebbero ad attenuare i fenomeni migratori, in quanto il recupero di terreni degradati o desertificati ed il ripristino di aree coltivate e foreste offrirebbe alle popolazioni locali le risorse per restare nei loro Paesi.

Questi sono alcuni esempi tratti dalla nostra analisi, che offriamo al dibattito pubblico. Così, ci rivolgiamo a chi si sta preparando a governare il Paese perché contribuisca al dibattito ed offra agli elettori la possibilità di una scelta ponderata. In particolare, chiediamo a tutte le forze politiche di intervenire, al massimo livello possibile, ad un incontro pubblico con i membri del nostro Comitato scientifico nelle settimane precedenti al voto.

Abbiamo chiamato la nostra iniziativa “La Scienza al voto“. Sul nostro sito www.lascienzaalvoto.it i candidati e gli elettori troveranno l’analisi di dettaglio che è alla base di questa lettera aperta e potranno capire come i programmi delle forze politiche affrontino questi temi, giudicando quanto le direzioni intraprese siano scientificamente adeguate.

In questo momento così cruciale, speriamo che i media, come quello che gentilmente ci ospita, vogliano seguire ed alimentare un dibattito così importante.

Il Comitato scientifico di “La Scienza al voto”:

Antonello Pasini, fisico e climatologo, CNR (Coordinatore)

Carlo Barbante, chimico e climatologo, CNR e Università Ca’ Foscari, Venezia

Leonardo Becchetti, economista, Università di Tor Vergata, Roma

Alessandra Bonoli, ingegnere della transizione, Università di Bologna

Carlo Cacciamani, fisico e meteorologo, Protezione Civile

Stefano Caserini, ingegnere ambientale, Politecnico di Milano

Claudio Cassardo, meteorologo e climatologo, Università di Torino

Sergio Castellari, fisico, climatologo ed esperto di adattamento climatico, INGV

Andrea Filpa, urbanista, Università di Roma Tre

Francesco Forastiere, epidemiologo, CNR

Fausto Guzzetti, geologo, CNR

Vittorio Marletto, fisico e agrometeorologo, ARPAE Emilia-Romagna e AIAM

Cinzia Perrino, biologa ed esperta di qualità dell’aria, CNR

Nicola Pirrone, ingegnere ed esperto di cambiamenti globali e inquinamento atmosferico, CNR

Mario Motta, ingegnere dell’energia, Politecnico di Milano

Gianluca Ruggieri, ingegnere ambientale, Università dell’Insubria

Federico Spanna, agrometeorologo, Regione Piemonte e AIAM

Stefano Tibaldi, fisico e meteorologo, CMCC

Francesca Ventura, fisico e agrometeorologo, Università di Bologna e AIAM


Riferimenti utili: