Perché il mondo vuole dei meteorologi?

Perché il mondo vuole dei meteorologi?

Recentemente è uscito un video, a cura del WMO (World Meteorological Organization, cioé l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, la cui sigla in Italia è OMM), che in poco più di quattro minuti spiega perché il lavoro dei meteorologi, e in generale degli idrologi e degli scienziati del clima, va acquistando una sempre crescente importanza nella società moderna.

Il messaggio che viene fuori dal video è del tutto condivisibile. In particolare, tra tutti i punti (che personalmente in gran parte condivido), vorrei sottolineare quando, circa al minuto 3:47, si dice che “i governi debbono investire in più programmi di laurea, più formazione in competenze specialistiche“. Una richiesta sicuramente valida in tutto il mondo, ma ancora di più nel nostro Paese, dove a livello universitario non esiste, attualmente, una laurea in meteorologia, e dove il numero di docenti che insegnano tale materia è estremamente ridotto (nell’ultimo censimento fatto, eravamo in cinque). Se, poi, ci spostiamo nell’ambito delle scienze del clima, il discorso si fa ancora più drammatico, visto che il numero di docenti è ancora inferiore (chi scrive è anche uno dei pochi a insegnare la fisica del clima). Un po’ migliore, invece, è la situazione dei corsi di idrologia, disciplina caratterizzante nell’ambito dei corsi di Ingegneria ambientale.

Un elenco delle risorse disponibili, a livello universitario, nel settore della fisica dell’atmosfera e della meteorologia è disponibile sul sito dell’AISAM (la neonata Associazione Italiana di Meteorologia e Scienze dell’Atmosfera), in particolare a questo link.

Nonostante tutto ciò, la formazione in meteorologia in Italia esiste ed è ottima: lo testimoniano le tante persone che operano in maniera pregevole in questo settore, anche se purtroppo sono dispersi in millemila enti. Non solo: posso dire, per testimonianza diretta, che la preparazione dei nostri laureati è molto apprezzata, anche all’estero, dove spesso essi ottengono facilmente le borse per i corsi di dottorato o postdoc, talora stupendo i ricercatori locali che li esaminano per la loro preparazione.

Tornando al video, siccome mi è sembrato un filmato ben fatto, ho pensato di creare la versione sottotitolata in italiano per chi non è pratico della lingua inglese. Tale filmato si trova qui, oppure anche qui su You Tube.

Qui c’è invece il link alla versione originale, sottotitolata in inglese.

Buona visione!

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La temperatura malata del nostro pianeta

La temperatura malata del nostro pianeta

Il cambiamento climatico è una tematica che non cattura ancora l’opinione pubblica come dovrebbe. Una ragione è che le fluttuazioni termiche annue, a scala globale, sono molto più piccole delle variazioni diurne a piccoal scala, o di quelle stagionali a scala locale o globale. Tuttavia, si può notare un certo parallelismo tra la temperatura corporea di una persona e il clima. Se uno monitorasse la propria temperatura corporea in ogni minuto del giorno, noterebbe alcune variazioni diurne di poco meno di 1 °C. Inoltre, persone diverse possono avere temperature corporee diverse, anche in questo caso con variazioni di 1 °C o più, anche in funzione delle proprie condizioni personali. Un atleta, immediatamente dopo una gara, o una persona normale dopo un esercizio stressante, possono avere una temperatura corporea superiore anche di 1 °C rispetto alla norma. Bene, queste variazioni normali rappresentano il “tempo meteorologico” di una persona, e non indicano necessariamente la presenza di qualche malattia.

Tuttavia, se la temperatura di qualcuno inizia ad aumentare, più o meno regolarmente, nel tempo, questa variazione rappresenta una sorta di “clima” di una persona, che sta cambiando, e può essere il sintomo di qualcosa non necessariamente positivo per la salute della persona. Questo è vero anche se queste variazioni “climatiche” sono inferiori a quelle che in precedenza abbiamo chiamato variazioni del “tempo meteorologico”. Il problema scientifico è quindi distinguere le variazioni normali da quelle anormali, differenziandone le scale. Mentre il problema comunicativo è come informare l’opinione pubblica, in modo corretto ma comprensibile, riguardo a queste dinamiche.

Abbiamo la fortuna di avere a disposizione oltre un secolo di osservazioni meteorologiche, eseguite in diverse stazioni dislocate in varie località della Terra. Molti centi climatici hanno raccolto dei sottoinsiemi di questi dati e li hanno analizati, in maniera da eliminare i trend o i dati anomali. E hanno calcolato una stima della temperatura media globale. Poiché la scelta delle stazioni ed il trattamento dei dati è stato differente da centro a centro, ci sono alcune differenze tra i vari dataset, anche se il segnale che emerge è abbastanza univoco e incontestabile: la temperatura media globale sta aumentando.

Inoltre, diversi modelli climatici (ora si chiamano più propriamente Earth System Models, cioè modelli del sistema terrestre) sono stati fatti girare da vari gruppi di ricerca per simulare il clima terrestre futuro. Anche se ogni modello tende a fornire una risposta particolare, oggi si preferisce guardare a questo tipo di proiezioni considerando l’insieme de irisultati di un ampio gruppo di modelli. Questo è stato fatto, ad esempio, nel corso dell’esperimento CMIP5, i cui risultati preliminari hanno costituito il nucleo delle affermazioni riportate sull’ultimo rapporto IPCC.

Con Stefano Caserini, coordinatore di climalteranti.it, abbiamo avuto l’idea di combinare le due informazioni, dati e proiezioni modellistiche, in modo visuale. Abbiamo scelto come dataset quello del GISS, e come dati modellistici gli insiemi dell’esperimento CMIP5, selezionando tre diversi scenari: RCP 2.6, RCP 4.5 e il più estremo RCP 8.5, corrispondenti rispettivamente ad emissioni basse, medie e alte. In particolare, lo scenario RCP 8.5 corrisponde a quello che ci si aspetteremmo che succedesse nel caso in cui le emissioni proseguissero a variare come hanno fatto finora (cioè con un continuo incremento):

Monthly climate change - GISS + RCP 8.5

Evolution of monthly mean temperature anomalies from 1880 to 2100, referred to the period 1880-1909. the observations relative to the period January 1880 – April 2016 are extraxted from dataset GISS, while the simulation data, relative to the period 2017-2100, have been gathered from the ensemble values of experiment CMIP5, in this case selecting the extreme high-emissions scenario RCP 8.5.

Qui vediamo invece la situazione che ci aspettiamo secondo lo scenario “migliore”: RCP 2.6:

Monthly climate change - GISS + RCP 2.6

Evolution of monthly mean temperature anomalies from 1880 to 2100, referred to the period 1880-1909. the observations relative to the period January 1880 – April 2016 are extraxted from dataset GISS, while the simulation data, relative to the period 2017-2100, have been gathered from the ensemble values of experiment CMIP5, in this case selecting the low-emissions scenario RCP 2.6.

mentre qui è presentato qullo intermedio RCP 4.5:

Monthly climate change - GISS + RCP 4.5

Evolution of monthly mean temperature anomalies from 1880 to 2100, referred to the period 1880-1909. the observations relative to the period January 1880 – April 2016 are extraxted from dataset GISS, while the simulation data, relative to the period 2017-2100, have been gathered from the ensemble values of experiment CMIP5, in this case selecting one of the intermediate scenarios, i.e. the medium-emissions RCP 4.5 .

Le simulazioni modellistiche sono disponibili nel periodo 1860-2100, mentre le osservazioni GISS si riferiscono al periodo 1880-2016 (l’ultimo dato è quello di aprile). Ho integrato i due dataset calcolando per ognuno la rispettiva anomalia (differenza rispetto alla media) nel periodo comune 1880-1909 (un trentennio, come di solito si fa nelle analisi climatiche).

La visualizzazione del risultato l’ho fatta in due modi diversi. Ho usato il metodo a spirale delle anomalie mensili, sviluppato orinariamente da Ed Hawkins per i dati HadCRUT, ed ho anche mostrato un grafico lineare delle anomalie mensili, come avevo fatto in un post recente per visualizzare i dati HadCRUT. Il primo dei due metodi è visualizzato in dettaglio in questo post su climalteranti.it, per cui qui di seguito descriverò il secondo e farò alcune brevi considerazioni generali (brevi perché ritengo che i grafici parlino da soli).

Si tratta di due metodi diversi ma efficaci per visualizzare il cambiamento climatico in corso e quello che ci attende. Le animazioni iniziano dal 1880 e, mese per mese, mostrano le variazioni di temperatura fino ad aprile 2016. Si vede bene il raffreddamento nel primo decennio del 1900, il riscaldamento tra il 1920 e il 1930, la stazionarietà nel decennio della seconda guerra mondiale, il successivo piccolo riscaldamento, la nuova stasi tra il 1960 ed il 1970, e poi il rapido incremento del rateo di riscaldamento a partire dal 1980, con gli ultimi quindici anni in grado di aggiornare almeno un record mensile praticamente ogni anno. Fino ad arrivare al periodo anomalo degli

ultimi nove mesi, che si colloca totalmente al di fuori dal range dei valori precedenti.

Le simulazioni climatiche future degli scenari CMIP5 mostrano un continuo riscaldamento, praticamente analogo per i tre scenari fino al 2030, dopodiche gli scenari si differenziano nettamente tra loro. Notiamo anche che il rateo di riscaldamento fornito dai modelli è più regolare, grazie al fatto che questi dati sono rappresentativi di un insieme e non il risultato di un modello singolo. I valori anomali registrati nel quadrimentre gennaio-aprile 2016 sembrano rientrare nelle medie intorno al 2025-2030, quando saranno rappresentativi del “clima normale” di quegli anni.

Dopo il 2030, come si diceva, gli scenari si differenziano rapidamente, con l’unico risultato comune di un riscaldamento più sensibile d’inverno. A fine secolo, anche secondo lo scenario di basse emissioni (RCP 2.6), una stagione come l’ultima trascorsa apparirà come un periodo freddo. Ma, se si guarda lo scenario più estremo (RCP 8.5, che corrisponde alle emissioni alte), apparirà quasi come una sorta di mini-era glaciale…

Gli scenari iniziano a differenziarsi intorno al 2030… c’è ancora un briciolo di tempo per cercare di far verificare lo scenario sopportabile RCP 2.6 invece di quello estremo RCP 8.5… non tanto tempo, perchè i gas serra aumentano inesorabilmente, e il conseguente riscaldamento globale anche.

Possiamo scegliere… dobbiamo scegliere!