L’agonia dei ghiacciai alpini

Riscaldamento globale. Cambiamento climatico. Quante volte abbiamo letto sui giornali queste parole, o le abbiamo sentite nominare in televisione? Beh, recentemente direi abbastanza spesso. Eppure in molte persone rimane una sensazione di dubbio: sarà vero? Oppure è un complotto degli scienziati per avere più fondi?

Gruppo Levanne fotografato nell'agosto 2000

Gruppo Levanne fotografato nell’agosto 2000

Gruppo Levanne fotografato nel luglio 2015

Gruppo Levanne fotografato nel luglio 2015

Questo post non intende dare una risposta a queste domande, ma fornire un elemento su cui meditare. Lo scorso weekend mi sono trovato sul celebre sentiero del Re, in valle Orco, sopra i due laghi artificiali Serrù e Agnel e nei pressi del lago Nero e del lago Losere. Un posto paradisiaco, per inciso, ed infatti siamo proprio nel parco del Gran Paradiso. Camminando, mi sono ricordato di alcune foto che avevo scattato, ancora su pellicola, anni prima, lungo il sentiero.

Ghiacciai Capra e Carro fotografati nell'agosto 2000

Ghiacciai Capra e Carro fotografati nell’agosto 2000

Ghiacciai Capra e Carro fotografati nel luglio 2015

Ghiacciai Capra e Carro fotografati nel luglio 2015

Una volta tornato, ho cercato nel mio archivio e le ho trovate: si riferivano all’agosto 2000, quindici anni fa.Tra l’altro, la ricerca delle foto mi ha fatto pensare come, fino ad una decina di anni fa, cercare una foto significava prendere in mano un album, ripercorrere pagina dopo pagina i momenti passati, con una sensazione anche tattile ed odorosa delle foto. Ora la ricerca si riduce ad un’affannoso scartabellare a destra e a manca, sperando di trovare la maledetta chiavetta che contiene le foto, o almeno il suo backup… nella speranza che i dati non si siano dissolti.

In particolare, ho trovato due coppie di foto con inquadrature molto simili tra loro: evidentemente, i miei gusti fotografici non sono cambiati molto in questi quindici anni. Invece, lo stato dei ghiacciai…

Non pretendo di essere un fotografo professionista; in passato usavo una compatta, ed ora il telefonino. Ma ritengo che le foto siano di fattura sufficiente per permettere di rilevare il cambiamento dello stato dei ghiacciai in questi quindici anni. Per correttezza, premetto che ora siamo a luglio, mentre le foto del 2000 si riferivano ad agosto. La differenza non è banale: un anno fa alcuni passi alti erano ancora impraticabili per neve, in questi giorni. Ora invece solo le cime più alte conservano ancora un po’ di neve fresca, ma sta fondendo in modo rapidissimo grazie all’interminabile ondata di caldo di questo luglio.

Inoltre, spero che questi panorami con neve possano un po’ alleviare la calura di chi è costretto in città.

Si possono vedere cambiamenti nei ghiacciai in soli quindici anni? Dando uno sguardo alle foto, direi proprio di sì. Le maestose lingue glaciali che ancora nel 2000 si protendevano dal ghiacciaio del Nel, di Capra e Carro non esistono più, e sono state sostituite da esili residui di nevato che hanno i giorni contati, grazie ai colpi di zero termico sopra i 4500 metri che si sono susseguiti prima a inizio giugno e poi dai primi di luglio in modo quasi ininterrotto. L’ingrandimento del ghiacciaio del Carro mostra la parte terminale del ghiacciaio morente, interessata da fusione rapida. Il ghiacciaio di Nel presenta tutta una lunga frattura nella sua parte superiore, mentre anche qui la parte inferiore evidenzia un rateo di fusione straordinario.

Zoom sul ghiacciaio del Carro (foto luglio 2015)

Zoom sul ghiacciaio del Carro (foto luglio 2015)

Queste immagini sono emblematiche della tremenda agonia che sta caratterizzando quasi tutti i ghiacciai alpini. Lungo il sentiero, infiniti rivoli di acqua corrente e fresca testimoniano il processo di fusione in atto a tempi supersonici, date le temperature presenti in questi giorni (la stazione ARPA della Gran Vaudala, a oltre 3000 m di quota, ha spesso evidenziato temperature massime superiori a 10 °C in questi giorni).

Ecco, questo è un segno del cambiamento climatico. Lo abbiamo a due passi da casa, sulle nostre amate Alpi Graie. E il segno ci dice che il riscaldamento globale interessa anche le nostre Alpi. Tra altri quindici anni, forse, di questi ghiacciai non rimarranno che sparute chiazze di neve qua e là. O forse neppure quelle… Il ghiaccio non ama valori di zero termico superiori alla quota del Monte Bianco…

Civiltà dei turisti... così si presentavano i dintorni del lago Nero al nostro ritorno.

Civiltà dei turisti… così si presentavano i dintorni del lago Nero al nostro ritorno. E non possiamo neppure chiamarli maiali, perché i maiali sono più puliti!

Eppure… noi esseri umani siamo troppo distratti, e spesso non vediamo questo tipo di segnale, pur se così evidente. Sulle Alpi magari ci veniamo anche, e spesso, ma solo a fare un veloce barbecue, o una rapida camminata e poi via. Rigorosamente in auto, se possibile, e magari pure posteggiando il più vicino possibile al posto prescelto.
Quante volte ho sentito dire “ieri ho passato una splendida giornata in montagna, e respirato aria pura”… magari quella respirata sul ciglio della strada, dove l’aria non è troppo dissimile a quella della città.
E poi, magari, dopo aver mangiato e sbevazzato, i rifiuti li si lascia pure lì in bellavista. Infatti, camosci e marmotte vanno pazzi per la plastica e la carta… e soprattutto per le bottiglie vuote di birra!

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