4 novembre 1994 – 4 novembre 2014 a confronto

Sono passati quasi venti anni da quel giorno di novembre 1994 in cui il Piemonte venne travolto da un’alluvione che colpì l’immaginario collettivo in quanto si trattava di un fenomeno senza precedenti a memoria d’uomo su una scala così vasta, e che riportava alla mente eventi simili lontani, come l’alluvione di Firenze, che distrusse la città negli stessi giorni del 1966.

Il tutto ebbe inizio nella giornata di venerdì4 novembre, quando violente precipitazioni a carattere temporalesco presero ad abbattersi sulle aree meridionali del Piemonte e sulla costa ligure, estendendosi col passare delle ore a gran parte del territorio regionale, con ratei di oltre 35 mm di pioggia all’ora e picchi di 55 mm/ora. I notiziari ed i giornali tardarono a parlare dell’evento in corso, e quando le immagini cominciarono ad arrivare in TV inondarono le case degli italiani di immagini orribili di vittime, distruzione, rabbia, rassegnazione. Questo video descrive molto bene le dimensioni dell’evento ed i danni. Questo post invece racconta un nostro studio sull’evento, una tesi che ho seguito e che rappresenta uno dei tanti usciti dopo l’evento che si proponeva di capire se e quanto i modelli dell’epoca erano in gradi di ricostruire eventi simili. Eventi che, dopo tale data, si sono susseguiti sempre più intensi e più frequenti, in varie zone d’Italia, riproponendo ogni volta immagini simili di devastazione, incredulità, ed un senso di impotenza e rassegnazione.

Oggi, a venti anni esatti di distanza, uno scherzo del destino ripropone una situazione meteorologica apparentemente simile a quella del 4 novembre 1994. Ma simile quanto? Per tentare di rispondere, proviamo a mettere a confronto alcune mappe e diagrammi relativi al 1994 con le omologhe di oggi. Concentreremo la nostra attenzione, in particolare, su quattro tipi di figure.

La prima figura mostra insieme l’altezza di geopotenziale a 500 hPa (colori e linee nere) e la pressione a livello del mare (linee bianche). La seconda figura mostra le temperature (colori) e l’altezza di geopotenziale a 850 hPa (linee bianche). La terza figura mostra i radiosondaggi eseguiti a Milano. In tutti i casi, la figura a destra si riferisce alla mattina del 4 novembre 1994, e quella a destra alla mattina del 4 novembre 2014. Infine, la quarta mostra le cumulate di pioggia durante l’intero evento; nel 1994, si riferiscono al periodo 4-6 novembre e rappresentano le misure, mentre nel 2014 si riferiscono alle stime della pioggia cumulata prevista da un modello meteorologico. Il modello scelto è il WRF inizializzato GFS che abbiamo fatto girare nei nostri laboratori al fine di produrre le previsioni meteorologiche che pubblichiamo sul nostro sito universitario. Il WRF che abbiamo usato è la versione ARW 3.6, che giriamo su un grigliato padre di 18 km ed un grigliato figlio centrato sul Piemonte di 6 km, guidato dai dati GFS a 1° di risoluzione. Confronti con run eseguiti da altri centri usando modelli simili in configurazioni diverse, o altri modelli, hanno mostrato quantitativi e localizzazioni simili per le piogge previste.

Iniziamo ad esaminare la distribuzione del campo barico al suolo ed in quota. In entrambi i casi si nota un anticiclone robusto sul basso Atlantico, una profonda saccatura tra l’Atlantico e l’Europa, un’altra saccatura a sudovest della Groenlandia, ed un’alta pressione ad est dell’Italia. Apparentemente le configurazioni appaiono simili, ma in realtà ci sono delle differenze

Altezza di geopotenziale a 500 hPa e pressione a livello del mare relative al 4 novembre. A sinistra, 1994; a destra, 2014.

Altezza di geopotenziale a 500 hPa e pressione a livello del mare relative al 4 novembre. A sinistra, 1994; a destra, 2014.

sostanziali. La saccatura del 1994 era più stretta in quanto l’onda anticiclonica in quota sull’Europa orientale presentava un massimo robusto sul Mediterraneo centrale, che includeva anche l’Italia meridionale, ed al suolo era presente una cella anticiclonica molto intensa sulla Scandinavia. La saccatura del 2014 è più allargata e coinvolge anche la Scandinavia; l’anticiclone sull’Europa orientale c’è ma non è molto intenso, e soprattutto non è statico, per cui permette la traslazione del sistema verso est. Nel 1994 la saccatura rimase bloccata per tre giorni in quella posizione, e il flusso di aria fredda lungo il bordo occidentale della saccatura attivò un richiamo di aria calda africana che andò a scorrere proprio sull’Italia. La saccatura di oggi è più profonda, in quota, di quella del 1994, in quanto l’altezza di geopotenziale sulla Gran Bretagna è decisamente inferiore, ma è più allargata e può sfogarsi verso est; pertanto, il flusso di aria calda in quota non è diretto da sud verso nord, come nel 1994, ma da SSO verso NNE, con un minore effetto di convergenza al suolo. Notiamo anche, inoltre, come tutto il sistema si trovi leggermente shiftato verso ovest, sia al suolo che in quota.

Temperatura al livello barico di 850 hPa relativa al 4 novembre. A sinistra, 1994; a destra, 2014.

Temperatura al livello barico di 850 hPa relativa al 4 novembre. A sinistra, 1994; a destra, 2014.

Vediamo ora la situazione a 850 hPa. Qui si può notare come l’aria fredda che scende sul bordo occidentale della saccatura nel 2014 al largo della Spagna sia mediamente più fresca di quanto non lo fu nel 1994, mentre al contrario l’aria calda avvettata dal nord Africa verso l’Italia era leggermente più calda nel 1994 rispetto ad oggi. Notiamo anche come l’Europa orientale risulti mediamente più calda nel 2014 di quanto non lo fosse nel 1994, e questo spiega in parte la pressione al suolo mediamente inferiore.

Radiosondaggio condotto a Milano alle ore 00 UTC del 4 novembre. A sinistra, 1994; a destra, 2014.

Radiosondaggio condotto a Milano alle ore 00 UTC del 4 novembre. A sinistra, 1994; a destra, 2014.

L’analisi del radiosondaggio eseguito a Milano alle 00 UTC mostra una bassa troposfera similmente umida, ma un’alta troposfera nettamente più secca oggi che nel 1994, e questo ci permette di evidenziare un’altra grande differenza tra i due eventi. Nel 1994, l’alluvione arrivò dopo un lungo periodo di piogge precedenti che avevano già saturato il suolo ed innalzato i livelli dei fiumi. L’evento del 2014, nonostante l’estate molto piovosa, avviene dopo un lungo periodo di precipitazioni inferiori alla media e terreni mediamente asciutti o poco umidi; i livelli dei fiumi fino ad ieri erano ben sotto la norma. Ne è prova l’aria più secca che si osserva sopra i 5000 m di quota a Milano oggi. Lo zero termico nel 1994 sfiorava i 4000 metri, e rimase alto durante tutto il periodo dell’alluvione. Oggi lo zero termico supera comunque i 3000 metri di quota, ma è destinato ad abbassarsi lievemente in quanto il flusso di aria meridionale appare meno caldo del 1994 (è meno diretto).

Pioggia accumulata durante l'evento di maltempo. A sinistra: valori osservati relativi alle 72 ore dei giorni 4-5-6 novembre 1994. A destra: valori previsti da WRF/GFS relativi alle 48 ore dei giorni 4-5 novembre 2014.

Pioggia accumulata durante l’evento di maltempo. A sinistra: valori osservati relativi alle 72 ore dei giorni 4-5-6 novembre 1994. A destra: valori previsti da WRF/GFS relativi alle 48 ore dei giorni 4-5 novembre 2014.

Diamo infine un’occhiata ai quantitativi di precipitazione osservati nel 1994 e previsti nel 2014. Si nota come ci siano delle somiglianze sulla localizzazione delle zone che ospitano i massimi di precipitazione, ma anche alcune differenze. Nel 1994, il massimo assoluto della precipitazione fu osservato tra le valli di Lanzo, valle Orco e Soana ed il canavese, e su alto biellese e VCO, mentre sul versante piemontese dell’Appennino ligure e sulle Alpi marittime si registrò un massimo secondario molto localizzato temporalmente. Sul resto della regione, le precipitazioni furono comunque cospicue. L’evento durò tre giorni.

Nel 2014, si prevede che il grosso dell’evento duri tra 24 e 36 ore. I quantitativi di pioggia che, secondo la simulazione di WRF inizializzato GFS, cadranno sulla regione mostrano valori lievemente superiori sulle Alpi marittime, con i massimi però apparentemente localizzati sui versanti francese e ligure (a questo proposito, tuttavia, occorre ricordare che talora i modelli non sempre centrano esattamente la posizione dei massimi, a seguito di imprecisioi anche legate alla rappresentazione approssimata dell’orografia, per cui tali massimi potrebbero anche coinvolgere, nella realtà, il versante piemontese) e valori quantitativamente inferiori sul nord Piemonte, più spostati verso est in quanto coinvolgerebbero la zona compresa tra il canavese e la zona laghi, risparmiando le Alpi Graie. Sulle pianure piemontesi i quantitativi di pioggia risulterebbero decisamente più modesti che nel 1994.

In definitiva, il confronto tra i due eventi, quello in corso e l’alluvione del 1994, mostra come, quest’anno, siamo di fronte ad un evento che – stando alle previsioni – si profila fortunatamente come meno drammatico, pur se i quantitativi di precipitazione previsti, nelle zone in cui si registreranno i massimi, siano talora maggiori di quelli del 1994. Tuttavia, quello che a questo evento mancherebbe è la pioggia generalizzata che, nel 1994, si scaricò su tutta la regione, anche nelle zone dove non si registrarono i massimi, a seguito della stazionarietà del sistema per molte ore sullo stesso territorio. E, soprattutto, la condizione iniziale molto diversa del terreno e dei fiumi, oggi in grado di assorbire parte dell’acqua precipitata, al contrario di quanto avvenne nel 1994, quando erano già saturi e praticamente incapaci di assorbire già le prime piogge. Speriamo che, in questo caso, l’atmosfera sia ubbidiente e segua la previsione dei modelli, sulla quale si basa la mia analisi, in modo da non dover fare la conta dei danni e delle vittime all’indomani del termine dell’evento.

2 thoughts on “4 novembre 1994 – 4 novembre 2014 a confronto

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